All’Università Vanvitelli l’Oscar della ricerca sull’emicrania 

Per la prima volta il premio a ricercatori italiani dalla società americana per le cefalee

All'Università Vanvitelli l'Oscar della ricerca sull’emicrania

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    Il Centro Cefalee della I Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia dell’Università Vanvitelli di Napoli è una struttura che incentra la sua attività clinica e di ricerca scientifica nello studio di disturbi come l’emicrania, la cefalea, la cefalea a grappolo e la nevralgia del trigemino, grazie al lavoro condotto da un giovane staff da oltre dieci anni e che ha portato, di recente, a un importante riconoscimento.

    Lo studio dell’Università che ha rivelato i meccanismi che si nascondono dietro il fenomeno della sensibilità cutanea nei pazienti emicranici (allodina) si è infatti aggiudicato il ‘Wolff Award’, il più importante premio a livello internazionale nell’ambito delle ricerca delle cefalee, assegnato dalla Società Americana delle Cefalee e a rendere ancora più straordinario il risultato è il fatto che per la prima volta è stato conferito ad un gruppo italiano.

    Ne ho parlato con il professor Gioacchino Tedeschi, Direttore del Centro Cefalee della I Clinica Neurologica dell’Università Vanvitelli, Presidente eletto SIN e direttore del gruppo di ricerca che si è aggiudicato il ‘Wolff Award’. 

    Salve Professor Tedeschi. Uno studio dell’Università Vanvitelli si è aggiudicato il ‘Wolff Award’, il più importante premio internazionale nella ricerca nell’ambito delle cefalee, il primo conferito ad un gruppo italiano. Come e quando è nato questo studio? 

    Noi lavoriamo sulle tematiche legate alle emicranie da dieci anni e l’anno scorso è nato questo studio che ci ha portato a questo risultato. È frutto del lavoro di un gruppo di esperti che io ho messo insieme. Nel caso specifico il gruppo è formato da Antonio Russo, Alessandro Tessitore e Marcello Silvestro. 

    Lo studio dimostra che l’emicrania può essere prevista anche con tre anni di anticipo. Quali sono i principali campanelli di allarme?

    Più nello specifico il nostro studio ruota intorno alla cronicizzazione dell’emicrania con la comparsa dell’allodinia, la sensazione di dolore che porta ad avvertire il dolore e a un decorso peggiore dell’emicrania, e che ne rappresenta uno dei sintomi insieme a nausea, vomito, fastidio per la luce, rumori e odori. 

    I dati dello studio sono stati presentati al congresso internazionale della “International Headache Society” di San Diego che a causa della pandemia da Covid-19 i in modalità virtuale. Erano presenti i più grandi esperti mondiali di cefalee. Le va di raccontarci come è andata questa esperienza?

    Una volta che ci è stato comunicata la vittoria abbiamo registrato la nostra lettura magistrale, il discorso accademico con cui ci si rivolge ai colleghi studiosi su uno specifico argomento. Lo abbiamo fatto davanti a una platea prestigiosa di esperti, collegati per assistere alla lettura. Al termine dell’evento è stato dato spazio anche al pubblico che ci ha potuto rivolgere delle domande. 

    Per il momento non è ancora possibile identificare con anticipo e su larga scala i pazienti destinati a un peggioramento della loro emicrania, perché i centri disponibili per queste analisi sono pochi. Che futuro vede in questo senso? Ci sarà un aumento dei centri?

    Quello delle cefalee è un argomento che suscita sempre più interesse, molto di più che in passato. Questo significa che ci sarà un aumento delle possibilità di ricerche e si tratta di un mondo in espansione. Finora i centri di analisi disponibili sono, appunto, pochi ma in futuro potrebbe aumentare proprio per via di questo crescente interesse. 

     

     

     

     

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